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«Con amore, desiderio e timo». È un libro da cucinare, ma anche un libro da leggere, scritto come si scrive solo agli amici: con amore e vicinanza, con pensieri personali e intuizioni e con le loro conseguenze sulla cucina e sulla mia vita. È bello se vi prendete un po’ di tempo per il mio lungo, spesso “biglietto”! Interpreto correttamente Voltaire (1694-1778), una delle più grandi autorità intellettuali dell’Europa di allora, quando penso che volesse dire che quei libri siano i più utili, quelli che vengono scritti a metà dallo stesso lettore? Allora il mio libro deve essere uno dei più utili! Perché diventa davvero un affidabile, delizioso orientamento solo quando – come in un ragù ben saporito – mettete insieme tutto: i miei pensieri, le vostre conoscenze tratte da essi, le vostre esperienze personali e la vostra fantasia. Ma il libro non può nemmeno essere completo, perché dalla prima all’ultima pagina vive di spontaneità, cosa che esclude necessariamente un quadro d’insieme dell’ampio e bellissimo tema della cucina. Poiché però il libro è stato scritto su due livelli – uno riflessivo e uno pratico e applicabile – si riconosce comunque un’immagine, solo con una cornice nuova e un altro centro. La parte riflessiva ha molto a che fare con i ricordi, senza che si tratti di idealizzare la “buona vecchia epoca”; perché allora era già variopinta e grigia come lo è ancora oggi. Sarebbe anche ingenuo voler salvare forme di vita e valori dalla propria infanzia in un presente in cui le esigenze e il ritmo di vita di una società altamente sviluppata sono cambiati. Ma il flashback era importante perché spiega molte cose, come anche il mio amore per le stagioni, il desiderio incontrollabile di trattare i prodotti con affetto o la convinzione che il segreto della mia gioia di vivere sia nascosto nei profumi e negli aromi. (...)»
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